Il Gentili con la larghezza della sua preparazione giuridica aveva
contribuito a rafforzare l'espansione dell'influenza del diritto romano
nel sistema legale inglese e a dare l'avvio ad una agguerrita scuola di
civilisti inglesi. Nella prima fase dopo la sua morte, avvenuta nel
1608, fu soprattutto in Inghilterra, dove il dibattito
politico-ideologico ruotò fino alla cosiddetta Rivoluzione puritana del
1640 intorno ad una tematica relativamente omogenea a quella che aveva
ispirato la sua opera, che il pensiero del Gentili conservò viva
attualità sia sotto il profilo ideologico che tecnico-giuridico.
L'esito della rivoluzione in Inghilterra ridimensionò il ruolo dei
civilisti nella giurisprudenza inglese e determinò nel mutato contesto
politico l'eclisse della fortuna inglese del Gentili. Solo lo storico
Anthony Wood nella sua monumentale storia dell'Università di Oxford (Historia et Antiquitates Universitatis Oxoniensis,
Oxonii, 1674) lo indicherà come una delle maggiori glorie di
quell'Ateneo. Nell'ambito della cultura europea nei secoli XVII e XVIII
l'opera del Gentili ebbe una risonanza piuttosto debole.
I primi segni di una fase nuova della fortuna del Gentili si ebbero in
Italia, quando, nell'ambito della riscoperta di fatti e personaggi
illustri, l'abate marchigiano Telesforo Benigni raccolse notizie
intorno alla vita e all'opera dei fratelli Alberico e Scipione Gentili.
La svolta decisiva maturò a livello della scienza giuridica europea
quando nel corso del XIX secolo cominciarono a imporsi nella dottrina
internazionalistica le correnti positivistiche che ponevano nella
consuetudine o nel 'common consent' il fondamento del diritto
internazionale. Da allora le frequenti citazioni all'opera e al
contributo del giurista marchigiano testimoniano un crescente interesse.
La piena rivalutazione venne dalle ricerche del prof.Sir Thomas E.
Holland che, nella prolusione tenuta all'Università di Oxford il 7
novembre 1874, esaltò il ruolo del giurista italiano nella fondazione
del diritto internazionale moderno. Il discorso dell'Holland ebbe eco
immediata in Italia, dove l'Università di Macerata, promosse la
formazione di un comitato internazionale con il compito di innalzare al
Gentili un monumento nazionale e celebrarne solennemente la memoria. In
questa fase la strumentalizzazione a fini patriottici ed anticlericali
ebbe il sopravvento sull'interpretazione scientifica. Vivacissima fu la
reazione della stampa cattolica contro l'iniziativa delle celebrazioni
gentiliane. I lavori più notevoli che a livello scientifico
affiancarono il movimento per le celebrazioni gentiliane furono gli Studi di Giuseppe Speranza, sulla vita e sulle opere minori (Roma 1876), la traduzione italiana dell'opera maggiore, a cura di Antonio Fiorini (Livorno 1877), il saggio di Aurelio Saffi Di Alberico Gentili e del diritto delle genti (Bologna 1878) e I dialoghi di A. Gentili di B. Brugi (Torino 1898).
Una forte reviviscenza degli studi gentiliani si ebbe in occasione
delle celebrazioni del terzo centenario della morte. In un articolo del
1917, Alceo Speranza, deputato al Parlamento e figlio del biografo
Giuseppe, considerava l'idea di Wilson maturazione dei principi di
giustizia internazionale enunciati dal Gentili.
Con l'avvento del fascismo il culto gentiliano entrò nella fase
dell'apologia nazionalistica del "genio italiano", i cui esiti
deformanti sono reperibili nel volume di Norberto Mancini Un genio della stirpe. Alberico Gentili da San Ginesio,
Civitanova Marche 1937. Nel Gentili non si vedeva solo "l'assertore e
campione del primato italiano nel diritto delle genti", ma nelle sue
dottrine si cercava l'avallo giuridico della politica estera fascista
nonché l'anticipazione di alcuni tratti caratteristici dell'ideologia
fascista quali il realismo politico, il riconoscimento del diritto del
più forte e l'esaltazione della tradizione romana.
In mezzo a questo fiorire di scritti, emergono alcuni saggi assai
sostanziosi che si caratterizzano per un'impostazione scientifica e
rigorosa dei problemi attinenti l'interpretazione del pensiero
gentiliano. Un'ampia e completa Bibliografia
curata da Giorgio Del Vecchio e, preceduta da una breve nota curata dal
Bavaj sull'opera del Gentili nel campo del diritto internazionale, fu
pubblicata nel 1936 nella Rivista dell'Istituto Italiano di Diritto Internazionale di Roma, diretta da Amedeo Giannini. L'importante studio di G. Astuti, Mos italicus e mos gallicus nei dialoghi "De juris interpretibus" di Alberico Gentili, Bologna 1937 e la ristampa dei Dialoghi De juris interpretibus, Torino 1937, analizzarono largamente l'opera del Gentili nel campo del diritto romano.
Diverso è l'atteggiamento della letteratura straniera nei confronti
dell'opera del Gentili. Oggetto quasi esclusivo di studio sono state le
opere di diritto internazionale, delle quali tra il 1921 e il 1933 si
provvide a fare la riedizione, accompagnata dalla traduzione in
inglese, da parte del Carnegie Endowment per la Pace Internazionale (Hispanicae Advocationis libri duo, 1921; De Legationibus libri tres, 1924; De jure belli libri tres, 1933). Queste opere da allora vengono ristampate con regolarità.
La peculiarità della sua metodologia giuridica, fondata su un forte
senso della prassi e della realtà della politica internazionale, è
all'origine dell'interesse degli studiosi stranieri che sotto questa
luce hanno esaminato il significato del Gentili nello sviluppo della
dottrina internazionale. Su questa base si mantiene viva la fortuna del
Gentili, soprattutto presso gli internazionalisti stranieri, cui
competono gli studi più consistenti, come l'estesa monografia di Gesina
van der Molen, Alberico Gentili and the Development of International Law. His Life, Work and Times, Amsterdam 1937 e i saggi di K.R. Simmonds: Gentili at Admiralty Bar 1605-1608, 1958; Hugo Grotius and Alberico Gentili, 1959; Gentili on the Qualities of the Ideal Ambassador, 1964.
Nel 1981 viene pubblicata a Padova Alberico Gentili, giurista ideologo nell'Inghilterra elisabettiana
di Diego Panizza, uno studio fondamentale per la conoscenza della
multiforme opera gentiliana vista e interpretata nel contesto di quella
grande epoca di conflitti e trasformazioni che fu il Cinquecento
europeo e inglese.
Nello stesso anno viene fondato il Centro Internazionale di Studi
Gentiliani che, nell'intento di promuovere la conoscenza e la
diffusione dell'opera del giurista marchigiano, si avvale della
consulenza del prof. Panizza per i contatti con accademici italiani e
stranieri interessati all'argomento. Si forma a partire da quel momento
un Comitato Scientifico che ha il compito di indicare gli argomenti da
esaminare nel corso dei Convegni, le Giornate Gentiliane, i cui Atti
vengono pubblicati presso la Casa Editrice Giuffré di Milano.