XV Giornata Gentiliana

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Presentazione del Convegno XV Giornata Gentiliana

San Ginesio, 14-15 settembre 2012

Alberico Gentili.
Responsibility to protect:
nuovi orientamenti su intervento umanitario e ordine internazionale

Al centro del convegno si trova un tema di scottante attualità quale quello di una forma di intervento umanitario che va sotto il nome di ‘Responsibility to Protect’ (R2P). Quello dell’intervento di umanità è un tema centrale del diritto internazionale, sino dal tempo dei ‘padri fondatori’. Gentili, Grozio e de Vitoria, infatti, gli dedicarono ampio spazio e ne postularono la legittimità. Il dibattito in materia è sempre stato caratterizzato da considerevoli diversità di orientamento, il che non sorprende, dal momento che il tema dell’intervento pone a confronto principi cardine dell’ordine internazionale: la sovranità dello stato da un lato e dall’altro l’ideale di una grande comunità internazionale, una sorta di doppia identità competitiva degli uomini quali ‘cittadini’ e degli uomini quali ‘uomini’, i primi come membri di una comunità politica, gli altri come membri di una più ampia ‘società umana’. Il ruolo dell’intervento umanitario nella società internazionale ha guadagnato una più grande prominenza e una nuova caratterizzazione nell’ultimo decennio in relazione all’emergere e all’affermarsi di una forma di intervento chiamata ‘Responsibility to Protect’ (ICISS 2001, ‘Report of the International Commission on Intervention and State Sovereignty’), volta a reprimere con la forza armata violazioni massive dei diritti umani o a impedire immani sofferenze della popolazione civile. Assai caratteristico è il modo in cui si tende a superare il conflitto tra le diverse cruciali istanze legali e morali che l’intervento umanitario tipicamente chiama in causa, con un duplice ordine di mosse logiche e terminologiche, entrambe assai divisive e controverse.

Ciò avviene in primo luogo attraverso una evoluzione della nozione di ‘sovranità’, per cui dalla ‘sovranità come autorità’ (autonomia e controllo esclusivo del territorio) si passa a quella di ‘sovranità come responsabilità’ (rispetto di un minimo standard dei diritti umani); in secondo luogo, attraverso un’interpretazione estensiva di ciò che costituisce una ‘minaccia per la pace e sicurezza internazionale’, secondo il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite (quale ulteriore eccezione legittima all’art.2(4) della Carta ONU che impone la proibizione generale dell’uso della forza).

Il tema sarà trattato in chiave interdisciplinare, sotto il profilo storico, giuridico e politologico. Particolare enfasi sarà posta sulla esposizione e sulla valutazione delle obiezioni etiche e giuridiche più cogenti a questa nuova forma di intervento umanitario, mostrando come essa sia probabilmente destinata a rimanere una questione controversa e perciò anche un evento piuttosto raro nella pratica internazionale, limitato a casi estremi.

Infine, la parte internazionalistica del Convegno è integrata dal consueto ‘momento gentiliano’, specificamente dedicato alla storiografia gentiliana in senso stretto. Esso consiste nella presentazione di importanti studi storici che investono direttamente l’opera, ricca e poliedrica, di Alberico Gentili quale giurista e intellettuale di rango nell’Europa del Cinquecento. Come si arguisce dai titoli che figurano nel programma, alcuni contributi tendono ad illuminare aspetti nuovi del ruolo di Gentili quale espressione e tramite principe della cultura del Rinascimento italiano nell’Inghilterra elisabettiana. Altro profilo rilevante ed originale è quello dei contributi che riguardano il credo religioso di Gentili e gettano nuova luce sul suo ruolo nell’ambito del movimento riformato in Europa, con preziosi originali apporti di conoscenza circa la sua prima esperienza di esule presso la Chiesa riformata italiana di Londra.

The doctrine of humanitarian intervention - often now called ‘Responsibility to Protect’ (R2P) - is going to be the key theme of the Conference XV Giornata Gentiliana. Since the ‘Founding Fathers’ (Gentili, Grozio and Vitoria), who in many ways laid the foundations of a tradition of debate on the subject, the question of intervention has always occupied a central place in the history of international theory. The debate has traditionally been marked by considerable differences of orientation. Nor is this surprising, since the theme of intervention stands at odds with the foundational principles for international order: the sovereignty of the state on one hand, and on the other hand, the ideal of the great society of mankind. The demand is for a dialectic that can resolve the tension generated by the competing identities of men as ‘citizen’ and men as ‘men’, the former as members of a political community, the latter as members of a wider ‘human society’.

There is no obvious form that such a dialectic might take, and so the resolutions of the tensions have been many, varied and passionately argued. The politics and language of humanitarian intervention have taken on a new prominence and immediacy recently, in the new post-Cold-War environment, under the rubric of the ‘Responsibility to Protect’. One sees this in ‘The Responsibility to Protect: Report of the International Commission on Intervention and State Sovereignty’ (2001), in which coercive interference in the internal affairs of a state, involving the use of force, is justified in response to ‘massive human rights violations’ and ‘widespread human suffering’. Most characteristic is the two-fold linguistic strategy adopted to address the potential conflict between sovereignty and human rights. Two crucial moves are made, both most controversial and divisive. Firstly, through an evolution of the concept of ‘sovereignty as authority’ (meaning exclusive control over territory) to ‘sovereignty as responsibility’ (meaning an authority’s duty of respect for a minimum standard of human rights). Secondly, through an expanded definition of what might constitute ‘a threat to international peace and security’ under Chapter VII of the United Nations Charter, here adding a new legitimate exception to the general prohibition of the use of force. The subject will be discussed from a variety of perspectives, bringing together mainly international law, international relations theory, political theory. Particular emphasis will be placed on the explication and evaluation of the most compelling legal and ethical objections to humanitarian intervention, which will demonstrate why it will probably remain a controversial issue and a rare occurrence, limited to extreme cases.

As usual, a substantial part of the conference is reserved for the discussion to the so-called ‘Gentilian moment’. As one can tell from the titles of the contributions appearing in the programme, there are a number of strictly historical studies concerning the life and work of Gentili as a first rank intellectual in the context of fifteenth-century England and Europe. Some of these presentations are designed to illuminate new aspects of Gentili’s role as a leading exponent of Italian Renaissance in Elizabethan England. Others - equally original - are focused on his religious creed and are aimed to cast new light on his role in the wider context of the European Reformation, with special reference to his first experience as a religious exile in the Italian Protestant Church in London.

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